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WEB, SINDROMI ED ALTRI RIMEDI

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Ho sempre adorato la passione degli americani, e dei popoli anglosassoni, di mescolare le parole creandone di nuove, che poi queste risultino ridicole e/o azzeccate, è purtroppo un altro discorso.

Qualche mese fa lessi un articolo pubblicato sul Corriere della Sera che richiamava una ricerca effettuata nel 2007 dalla Alliant International University, nella quale ricerca si parlava esplicitamente di “Ringxiety”.

Non abbiate paura, non vuol dire ringhiare in chissà quale dialetto straniero, è semplicemente la fusione delle parole “ring” (squillo) ed “anxiety” (ansia) e sta ad indicare la sindrome dello squillo fantasma.

Ho un telefonino in tasca o sono contento di vedermi?

Avete capito bene, secondo questo studio, alle innumerevoli sindromi sviluppate negli ultimi anni a causa della tecnologia possiamo aggiungere con molta serenità anche quest’ultima.

Mancava all’appello vero? ed eccola qua.

Nello specifico si tratta di quella sensazione che ci assale quando abbiamo lo smartphone in tasca e ci sembra che vibri, vi è mai capitato?

Indossare gli occhiali da sole oppure mettere il telefono nella tasca dei pantaloni, i maschietti davanti per ovvi motivi, è diventato un gesto così naturale che ci si dimentica di averlo, per cui una contrazione muscolare piuttosto che un movimento banale possono far scattare la “sindrome della vibrazione fantasma”.

Prendi il telefono, clicchi il pulsante, lo guardi, lo blocchi e lo rimetti in tasca.

Vivere in un mondo iperconnesso può voler dire anche questo, nel nostro quotidiano siamo tutti presi dalle migliaia di notizie che ci girano intorno, vogliamo averle immediatamente a disposizione, sentiamo la necessità di leggere un post, un commento, un messaggio, o semplicemente aprire uozzap per verificare che il mondo intorno a noi non si sia fermato o esploso.

Il telefono si sposta nella tasca? mi è arrivato un messaggio!!

Ho uno spasmo muscolare? Qualcuno mi sta chiamando!!

Vedo una bella ragazza? ah no, quella è un’altra cosa!!

Nuova ossessione, perchè “lo” trovo spento

Secondo questo studio, il motivo è da ricercarsi nella nostra natura ossessiva, la stessa che ci porta per esempio a tornare indietro e verificare di aver chiuso l’automobile dopo aver parcheggiato a Zurigo ed essere arrivati a piedi nel  pub a Milano.

Ma è davvero così? o meglio, è soltanto così?

La tecnologia è entrata ormai nella nostra vita in modo prepotente, lavorare con la “Rete” vuol dire anche questo, controllare continuamente quello che succede nel nostro microcosmo, e come possiamo farlo? ovvio, con uno strumento mobile che ci consenta di essere sempre presenti : lo smartphone.

“Chi sente le vibrazioni anche quando non ci sono è spesso ipersensibile per via di un’ansia anticipatoria” (Dott. Vincenzo Tullo – Neurologo ospedale Humanitas di Milano)

E chi, come me, lavora nel mondo dell’informatica, sia che si occupi di programmazione piuttosto che di web marketing o altro ancora, è, evidentemente più esposto a queste nuove “malattie”.

Se lo dice la televisione allora tu sei Rossano Brazzi

Ebbene si  a volte ho esattamente questa impressione, che le patologie vogliano identificare un periodo storico e non necessariamente un problema, non sono un medico ovviamente e neanche mi passa per la testa di ergermi a tale, ma credo che le ossessioni esistano da sempre, sono insite nella natura dell’uomo o mi sbaglio? Ed è un caso che, secondo alcune ricerche, questa sindrome sia presente nel 70% delle persone?

Spesso mi sembra di rivivere quel meraviglioso sketch di Indietro tutta, quando Renzo Arbore, leggendo su un biglietto un nome diverso, pur comprendendo l’errore comunicava ad un preoccupato Troisi : “Se lo dice la televisione allora tu sei Rossano Brazzi”.

Nell’epoca in cui la laurea in medicina viene sostituita dalla bravura nel fare le ricerche su Google potremmo aspettarci di tutto no?

Magari anche cercare gli occhiali pur avendoli ben piantati sul naso.

Tu cosa dici? Ci pensi? Condividi il post e ci pensi?

Credits :

Le fonti alle quali ho fatto riferimento sono disponibili QUI e QUI.

Lo sketch di Massimo Troisi è disponibile QUI

Le canzoni ascoltate durante la stesura di questo Post sono QUESTA e QUEST’ALTRA

Raffaele Landolfi

8 Comments

  1. Ormai lo smartphone è diventato un’estensione del nostro braccio ed è vero ormai abbiamo l’ansia da notifica. Se non vediamo notifiche sul nostro smartphone andiamo subito in sbattimento, come direbbero gli esperti: Siamo affetti da FOMO (Fear of missing out)

  2. Ecco, mi accingo a scrivere qualcosa e lo smartphone vibra. Non è un’allucinazione, è un cliente. Scrivo il commento e rispondo. Da ossessiva-compulsiva, la connettività 24/7 mi devasta. D’altra parte, ho iniziato a correre, a meditare, a fare digital detox (o quasi) il fine settimana. Concordo con te sul fatto che siamo figli del nostro tempo. E che l’ossessione è insita nella natura umana. Quando la rete non pervadeva la nostra quotidianità, c’erano altri milioni di modi per ossessionarsi. Ognuno ha il suo. Occorre equilibrio —questo sconosciuto—, nell’uso degli strumenti tecnologici, come in tutto il resto.

  3. Grazie a te, adoro questi articoli 🙂 E tu hai fatto un’analisi disincantata ed oggettiva di uno stato di cose, senza cadere nella demonizzazione della rete e della tecnologia, tentazione assai diffusa purtroppo.

    • Perchè sono assolutamente contro la demonizzazione della rete e della tecnologia, e sopratutto contro la necessità di dover trovare sempre il lato negativo delle cose facendo passare in secondo piano la parte positiva. Ma del resto io parlo di Social Media Marketing e Supereroi 🙂

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