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Cara azienda ti scrivo, così ti distruggo un po’

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Negli ultimi giorni sto trovando davvero interessante la mia parte intollerante, e questo accade soprattutto quando nel corso delle settimane mi trovo ad avere a che fare con aziende il cui unico obiettivo riconosciuto è decisamente cercare di portarti al limite estremo,

manco fossi Pegasus e dovessi acquisire il settimo senso.

Ma partiamo dal principio:

“come ci si presenta in un’azienda e quali sono le tattiche o semplicemente i consigli che ci hanno insegnato?”

Questa è una bella domanda, sappiamo bene che la presentazione è il nostro biglietto da visita sia che siamo di fronte ad una semplice visita esplorativa finalizzata a farci conoscere sia che stiamo presentando un preventivo o un piano d’azione.

Prima regola del colloquio: non parlate mai del colloquio

Abbiamo fatto diverse telefonate a quest’azienda, l’abbiamo cercata e magari anche coccolata per un solo obiettivo: ottenere quei 15 minuti di popolarità all’interno dei quali mettere in piedi un gioco sottile di avvicinamento per portare a casa il risultato.

Per cui ci siamo preparati, abbiamo studiato il loro posizionamento, conosciamo i loro punti di forza ed i loro punti deboli e per questo abbiamo anche una precisa idea in mente di cosa proporre e di dove dirottare il discorso per fargli comprendere i vantaggi del servizio che gli stiamo offrendo.

Abbiamo studiato i loro numeri, l’evoluzione degli stessi nel corso del tempo, il loro sito web, fatto ricerche su cosa pensa la rete dei loro prodotti e/o servizi perché sappiamo perfettamente che arrivare con le idee chiare è fondamentale, non è concepibile rispondere “No” alla domanda “Lei ha visto il nostro sito?”

Ma siamo consapevoli che una volta davanti a loro dobbiamo dimenticare di essere ad un colloquio di lavoro, non devono assumerci ma al contrario siamo noi i professionisti che stanno offrendo la soluzione adatta a far decollare il business, non gli stiamo certamente facendo una cortesia ma neanche il contrario.

Seconda regola del colloquio: non dovete mai parlare del colloquio

Questa è la parte forse più semplice, perché se abbiamo fatto i compiti siamo consapevoli di quali punti toccare ed abbiamo quasi tutte le risposte alle loro domande, non abbiamo paura perché:

ci stiamo esibendo nel nostro personalissimo show

(ma con i piedi ben piantati per terra)

E quindi scioriniamo numeri, presentiamo grafici, proponiamo soluzioni perché è così che fanno i professionisti: vanno incontro alle esigenze del cliente coscienti di dover valutare successivamente altri parametri come budget, disponibilità ed organizzazione.

“Il consulente è quella figura professionale che ti comunica di dover spendere dei soldi per risolvere un problema che non sapevi nemmeno di avere” (cit.)

Ma il tuo potenziale cliente questo lo sa bene e ti comunica le sue idee, ti conferma quanto sia interessato alle tue, ti dice “Noi siamo forti in questo campo”, ti parla di leadership, di voler investire e di “azienda leader del settore” (vi ricorda qualcosa?).

Terza regola del colloquio: se qualcuno si ferma, parla di soldi, grida “Quanto???”, fine del combattimento

Ed ecco che senti inequivocabilmente e molto chiaramente il tonfo dell’asino che si spalma al suolo a pochi metri dalla tua poltroncina di “vera finta pelle” tirata fuori per l’occasione.

Perché è proprio in questo momento che “l’uomo che si è fatto da solo” (me lo immagino mentre legge le istruzioni con la chiave da 12 in mano e la faccia stupita di quello che non sa dove infilare quella vite che è stranamente avanzata) cade dalle nubi.

E’ in quel preciso istante, in quel lasso di tempo tra il movimento della tua bocca e l’apertura dei suoi padiglioni auricolari che il castello di carte viene giù come un’erezione quando ti accorgi che quel pomo d’adamo particolarmente sviluppato non era solo un problema ormonale.

Quarta regola del colloquio: si combatte solo due per volta (ma un’ombra aleggia dietro di te)

Nel momento stesso in cui comunichi il valore del tuo lavoro, composto di ricerca, di notti insonni, di ore decisamente superiori a quelle da te preventivate, bene esattamente in quel momento la carrozza principesca diventa una nauseabonda zucca.

E’ come quando chiedi ad una donna “Cosa c’è?” e lei ti risponde “Niente”, quando ti risponde così non c’è limite alla fine della tragedia.

Il “Noi siamo forti in questo campo” diventa: a dire il vero la congiuntura finanziaria, lo spread, le banche in questo momento limitano fortemente la nostra crescita per via della crisi.

La “Leadership” diventa: i nostri concorrenti sono molto agguerriti sa?

I “Leader del settore” si trasforma in: a dire il vero non siamo così grandi da poterci permettere un investimento simile.

E poi c’è la mia preferita, il “Voler investire” che improvvisamente e senza bacchetta magica diventa: ma noi credevamo che con 100, 200€ ce l’avremmo fatta, in fondo si tratta solo di scrivere qualcosa su Facebook, c’è Nightcrawler che lo farebbe gratis ma ha gli esami all’università.

Quinta regola del colloquio: un combattimento alla volta ragazzi

A questo punto ti rendi conto che tutte le ore di studio non sono servite a niente, le nottate perse a discutere con i colleghi per crescere ed imparare sono state solo ore di sonno buttate nel cesso, che la voglia di migliorarsi continuamente è un’effimera visione al largo dei bastione d’Orione, cose che non dovremmo neanche immaginare.

E con lui non puoi competere, con Nightcrawler non hai scampo perché lui ti batte sempre, è un’entità astratta che vedi apparire improvvisamente senza che tu abbia il tempo di dire nulla.

Puoi solo trattenere la voglia di togliere gli occhiali e lasciare che il raggio laser del Cyclope che è in te incenerisca tutti seduta stante ed andare via, mestamente con la certezza di aver sprecato circa quattro ore della tua vita; ed il tuo pensiero vola a Nightcrawler, figura mitologica seduta al bancone di un pub ad ingurgitare birra che ride di te e della tua professionalità costruita negli anni facendo anche molto rumore.

Sesta regola del colloquio: niente camicia niente scarpe

Sono stato un po’ aggressivo, ne sono perfettamente consapevole, ed anche provocatorio ma vorrei davvero fare un invito ai signori imprenditori che quasi quotidianamente incrociamo sul nostro cammino, indipendentemente dal settore nel quale cerchiamo di svolgere al meglio il nostro lavoro.

Care aziende dovete smetterla, dovete finirla di spacciarvi per grandi ed importanti e poi cadere dal pero nel momento in cui un professionista serio e preparato viene a proporvi un servizio che VOI avete cercato e che nessuno vi ha imposto.

Imparate a misurare il rispetto e ad averlo nei confronti di chi è dall’altra parte perché non c’è cosa peggiore che sentirsi squalificati senza motivo in nome di un non meglio precisato “Nightcrawler”.

Nessuno viene ad insegnarvi come fare il vostro lavoro, ma voi non abbiate la presunzione di insegnare a noi come fare il nostro, per un motivo molto semplice: non lo sapete fare altrimenti non ci avreste cercati.

I modi per investire, i tempi, la programmazione possono aiutarvi a spalmare il vostro budget investendolo in modo intelligente, non prendeteci per il culo e sappiate che un “Ci scusi per averle fatto perdere tempo ma al momento non ce lo possiamo permettere” è di gran lunga preferibile e più serio del vostro “Ma si tratta di scrivere quattro cazzate su Facebook”.

Perché facendo così sminuite una grande fetta di piccoli professionisti che con il loro lavoro e le loro tasse contribuiscono a mantenere in piedi questo paese.

Sforzatevi, lo apprezzeremo, altrimenti ci toccherà davvero togliere gli occhiali a Cyclope e scatenarvi contro un raggio laser pieno di vaffanculo.

Noi facciamo ogni giorno la nostra parte e sbagliamo come tutti, ma mentre noi siamo sempre alla ricerca di qualcuno che ci dica come e dove abbiamo sbagliato per poter migliorare molti di voi non si rendono neanche conto di cosa possa significare la parola rispetto.

Quindi cosa volete fare? Contribuire con la vostra parte e condividere questo post oppure ci toccherà dichiarare guerra agli X men?

 

 

Raffaele Landolfi

7 Comments

  1. ….sono d’accordo
    Credo che anche la consulenza vada remunerata anche con un simbolico euro…va rispetto il tempo lavoro dei professionisti.

  2. “Imparate a misurare il rispetto e ad averlo nei confronti di chi è dall’altra parte perché non c’è cosa peggiore che sentirsi squalificati senza motivo in nome di un non meglio precisato Nightcrawler.”

    DA STAMPARE !! Il rispetto viene prima di tutto e questo non deve mancare in un rapporto professionale, altrimenti possono venire fuori situazioni strane.

    • Gaia, purtroppo hai ragione, c’é una pessima cultura del lavoro sopratutto nel settore dei servizi, in particolar modo oggi nel mondo digital.

      Molte aziende si rifiutano di comprendere determinate dinamiche, ma quanto potrà durare questo loro voler essere fuori dal mondo?

      • Facendo un semplice ragionamento di mercato (prendendo in considerazione la qualità di un servizio e il suo grado di innovazione) ti risponderei che queste aziende hanno vita corta. Purtroppo l’esperienza personale mi porta a pensare che sarà sempre peggio e che la cosa si tradurrà in un sempre maggiore ribasso nella remunerazione dei professionisti che si occupano di web. Non c’è niente da fare, se un cliente non capisce il valore di quello che fai, ci puoi sbattere il muso quanto ti pare ma non cambieranno idea. Spero di sbagliarmi.

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