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Riflessioni sul posizionamento personale

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Stamattina leggevo questo articolo di Skande, nel quale con la solita dovizia di particolari e la sua naturale propensione alla semplicità spiegava che sul Web, come nella vita di tutti i giorni, la percezione che gli altri hanno di noi è la somma di due importanti fattori: il Contenuto ed il Comportamento.

Per chi non avesse avuto la fortuna di leggerlo o non si fosse preso la briga di cliccare sul link che ho riportato, mi permetto brevemente di riassumere (Skande perdonami): in sintesi l’autore dice che i Contenuti, che rappresentano ciò che sappiamo fare, le nostre competenze nel merito, ed i Comportamenti, cioè chi siamo veramente e come ci rapportiamo nei confronti degli altri, sono i cardini fondamentali sui quali si regge il nostro Personal Branding.

“Praticamente ciò che gli altri pensano di noi, la loro percezione nei nostri confronti è più alta quanto più efficaci e reali sono questi fattori.”

Su questa teoria concordo in pieno ma da quando ho affrontato e letto questo articolo si è aperta una strada nella quale viaggia un unico pensiero: e se ci fosse un’altra componente? e se ampliassimo questo concetto introducendo anche un terzo incomodo?

Va bene ma quale? le reazioni, dove per reazioni intendo i commenti, le condivisioni e tutto ciò che si sviluppa intorno alla pubblicazione di un post.

Non voglio certamente stravolgere il pensiero di Riccardo, professionista autorevole dal quale spero di imparare il più possibile quanto piuttosto fare una riflessione al contrario: fermo restando il concetto di base quanto influiscono su questi due pilastri le reazioni derivanti da un nostro intervento?

Mi spiego meglio, mettiamo il caso io sia un operatore del settore convinto che il mio modo di comunicare non sia per niente male (magari è così): quando pubblico un articolo e lo spingo attraverso i Social mi espongo giustamente alle osservazioni del mio pubblico, piccolo o grande che sia.

Osservo queste reazioni, le commento, ringrazio dove sono positive, rifletto ed intavolo un confronto dove, al contrario, sono critiche.

“L’ascolto delle critiche mi porterà, inevitabilmente, a valutare un punto di vista diverso dal mio e dovrò tenerne conto”

A questo punto possono succedere due cose: mi convinco ancora di più che ciò che ho scritto sia apprezzabile oppure analizzo in modo profondo il contenuto appena postato ed il modo in cui l’ho presentato.

Attenzione, io parlo di articoli dove esprimiamo il nostro punto di vista circa un determinato argomento, ed il punto di vista, sappiamo tutti, che è strettamente legato alla sfera personale  (a patto che non si esternino cagate pazzesche tipo i filtri di Instagram).

Nel momento in cui ci confrontiamo può accadere che ritenendo valida una osservazione, una critica, queste possano influire sul nostro comportamento futuro creando dei cambiamenti anche minimi nel modo di presentare un articolo o semplicemente ci insegnano a vedere un argomento da angolazioni diverse.

“Scrivi, leggi e ascolta, il miglioramento passa da queste tre fasi”

Questo cambiamento, è da considerarsi integrato nel Comportamento di cui parlava Skande oppure è un elemento a parte, totalmente slegato da esso ? Secondo me è un fattore diverso, integrabile sicuramente  ma diverso.

E’ una sottile linea di demarcazione tra quello che sappiamo fare oggi e quello che potremo saper fare in futuro, è la portante della crescita e non influisce sul tipo di attenzione che abbiamo nei confronti del nostro pubblico, perché se è efficace resta uguale, ma in caso contrario può influenzare la nostra attitudine al miglioramento.

Dovrebbe essere scontato? forse, ma da certe cose che vedo in giro ho l’impressione che non lo sia, d’altronde anche questo post nasce da una riflessione finalizzata ad un momento di confronto e  forse sono scontato anche io e non me ne rendo ancora conto.

Questa settimana avevo voglia di riflettere, anche i supereroi si prendono una pausa ogni tanto ma non abituatevi troppo, venerdi prossimo scende in campo l’artiglieria pesante, venerdi prossimo Tony Stark indosserà la sua Mark IV e la cosa non promette nulla di buono.

E voi, cosa ne pensate? credete che certe sfumature siano talmente scontate da non aver bisogno di alcuna riflessione?

Raffaele Landolfi

3 Comments

  1. Mi piacciono tantissimo i supereroi e amo soprattutto quelli della Marvel, ma devo dire che questo post riflessivo non mi è affatto dispiaciuto.

    Io credo che ciò che sappiamo fare e come ci comportiamo siano punti importanti del nostro Personal Branding, ma che senza le interazioni con il lettore o l’utente restino fini a se stesse. Puro autoreferenzialismo.

    Se si decide di lavorare nell’ambito comunicativo credo sia molto importante comunicare chi siamo AGLI altri, ma fondamentale per me resterà sempre il SAPER comunicare CON gli altri.

    Dialoghi, confronti e discussioni costruttive aiutano a crescere, ad arricchirsi e, perché no, anche a smussare comportamenti o modificare opinioni.

    Quindi sì, concordo con te e mi complimento per questo post.

    • Grazie Sara, la riflessione era decisamente incentrata su questo punto, è bello saper parlare, avere qualcosa da dire ma comunicare CON gli altri come giustamente fai notare è cosa ben diversa dallo scrivere qualcosa di interessante ed il Personal Branding passa in buona parte da lì, dall’ascoltare ciò che il tuo pubblico dice di te e fare in modo che questo ascolto contribuisca alla tua crescita.

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