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Come non fare Web Marketing e vivere infelici: l’esempio della Pizzeria Brandi (parte 1)

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Qualche giorno fa gironzolavo in rete e per puro caso mi sono imbattuto in una notizia che mi ha fatto accapponare la pelle e rizzare tutti e quattro i capelli che ho in testa.

Non potevo crederci, più scorrevo in basso e più i miei occhi chiedevano al mio cervello “Ma è vero?” ed il cervello, avendo solo due neuroni a disposizione ed essendo uno di questi due impegnato a ricordarsi l’esatta sequenza di collegamento dei cavi della playstation, rispondeva con un chiarissimo quanto determinato “Boh!!!”.

Questa fantomatica notizia di cui parlo è la causa che l’Antica Pizzeria Brandi ha promosso nei confronti di Google per omicidio googoloso di primo grado.

In sintesi pare che dal 25 aprile al 5 maggio del 2016 cercando questo locale sul famoso motore di ricerca (quanto ho sognato di poterlo dire un giorno) la suddetta pizzeria risultasse chiusa, cessata, finita, inesistente, kaput, morta.

La scoperta è avvenuta grazie alle innumerevoli telefonate pervenute al titolare dell’attività da utenti e clienti che chiedevano spiegazioni in merito.

Scoperto l’arcano la reazione più risolutiva è stata quella di denunciare Google, ovviamente.

Non discuto neanche per un attimo la reazione dovuta al danno d’immagine che inevitabilmente la Pizzeria Brandi ha dovuto sopportare per questa imperdonabile svista di Google e neanche se le motivazioni della denuncia possano essere o meno contestabili, il marchio Brandi è importante e non ha bisogno di critiche o sostegno, sanno fin troppo bene quello che stanno facendo.

Voglio discutere di altro invece e prendere ad esempio la triste vicenda per meglio comprendere come al giorno d’oggi possano succedere episodi di questo tipo e per riuscire nell’intento  sono andato ad analizzare il posizionamento sul web della Pizzeria Brandi.

Ed ho sentito chiaramente il rumore dell’asino che si schiantava a terra (si, l’ho già scritto in un altro post, e quindi?).

Facendo un giro sui vari social ho riscontrato questi dati:

  • Fanpage Facebook: 5491 fan
  • Profilo Twitter (1): 1129 follower (ultimo tweet in data 11 marzo 2016)
  • Profilo Twitter (2): 170 follower (ultimo tweet in data 8 luglio 2016)
  • Profilo Instagram: 282 follower (49 post dal 3 aprile 2015 al 24 giugno 2016)
  • Il sito internet è molto vecchio, non è responsive, è visualizzabile con il plug in di flash e quindi non è fruibile da un dispositivo mobile.

(A chi volesse obiettare di non essere andato più in  profondità rispondo che la scelta è dipesa dalla volontà di esporre dei semplicissimi numeri in modo da permettere anche a chi non è del settore di comprenderli pienamente).

Avete letto bene? Notate qualcosa di strano?

Qualcuno riesce a spiegarmi come mai la più antica pizzeria d’Italia, quella che ha inventato la pizza Margherita, il marchio che può vantare la storia più importante di questo paese in ambito culinario ha una presenza sul web così misera?

Io purtroppo una motivazione l’ho trovata ed è la stessa contro la quale combattiamo tutti i giorni quando cerchiamo di spiegare il nostro lavoro agli imprenditori che incontriamo.

Semplicemente le aziende non hanno ancora capito quanto il mondo sia cambiato negli ultimi anni e quanto questo cambiamento imponga, oggi, delle componenti comunicative completamente diverse dagli anni novanta.

E come Brandi sono tantissime le realtà che si rifiutano di comprendere che le regole del gioco sono cambiate, che non basta più essere bravi nel proprio lavoro, ma serve comunicarlo e nel modo giusto al mondo intero altrimenti si troveranno schiacciati da chi questa comunicazione ha imparato a farla nel modo corretto.

Nessuna azienda, piccola o grande che sia, può ignorare l’importanza di una seria presenza on-line

Invece dobbiamo ancora fare i conti con la spocchia e la presunzione di chi, cieco completamente davanti alla realtà, continua a sostenere con orgoglio che quella del web marketing è solo una spesa e non un investimento misurabile, efficace e duraturo.

Il web marketing, quello fatto bene, amplifica il nome di un’azienda facendolo rimbalzare in più direzioni, da un social all’altro, da un motore di ricerca all’altro, lasciando accesa la fiamma della propria esistenza e permettendo ai clienti, potenziali e non, di essere intercettati e quindi portati per mano fin dentro il locale, o l’ufficio, o il negozio.

A questo punto mi chiedo: se i numeri presentati sopra fossero stati diversi, figli di una strategia di web marketing consona all’importanza dell’azienda in questione, siamo certi che il risultato sarebbe stato lo stesso? Google avrebbe considerato morta o viva più che mai una realtà con una forte presenza comunicativa sul web e sui social?

Questo aspetto lo approfondiremo in un secondo momento ed in modo più analitico, il post di questa settimana sarebbe dovuto essere pubblicato ieri e sarebbe dovuto essere diverso ma i fatti di Nizza mi hanno imposto di mantenere un profilo più basso ed eccoci qua.

Tu cosa ne pensi di questo antipasto? Lo condividi?

Raffaele Landolfi

8 Comments

  1. Bello come articolo ed è la stessa cosa che mi chiedo davanti a molte realtà importanti, anche della mia città. (In realtà me lo chiedo ancor di più per le realtà più piccole che invece avrebbero bisogno di crescere).

    Però voglio farti due domande da “addetta ai lavori”:

    – come spieghi l’importanza di questa cosa a chi ha sempre il locale pieno, con liste d’attesa tutta la settimana e vive felice nella sua gestione perfetta? (perché magari un’affluenza maggiore li metterebbe in difficoltà eh..bisogna anche capire se possono gestire numeri più alti)

    – Quando il tuo cliente ti chiede di vedere le visite del sito, e tu gli porti 500 visite al giorno, e lui ti chiede “e dove sono queste persone? Perché vengono sul sito e non in negozio?” come fai a spiegargli che il web marketing non serve SOLO a portare gente in negozio ma anche ad un sacco di altre cose? Perché quando il mio cliente è in giornata si lo accetta, ma quando ha già mille pensieri (quindi la maggior parte delle volte) ed essendo una persona attenta soltanto a soldi e numeri, il rischio è che pensi che sia tutto un gioco e quindi non serve..

    Non so se mi sono spiegata e mi scuso per il messaggio lunghissimo ma amo il confronto, soprattutto nel lavoro.

    Buon week end, Giuliana

    • Buonasera Giuliana, per prima cosa grazie di aver letto e commentato ed adesso veniamo a noi.
      Queste sono le problematiche che affontiamo tutti i santi giorni e come ben sappiamo non esiste una regola standard.
      I locali sempre pieni ci sono e ci saranno sempre ma per un locale del genere ce ne sono venti che annaspano, a questo però dobbiamo aggiungere che questo trend non potrà durare per sempre perchè anche quelli più blasonati possono andare in difficoltà senza la giusta attenzione alla comunicazione.
      Tra l’altro è quando non hai problemi di alcun genere che devi trovare la giusta leva per migliorarti, farlo quando sei in difficoltà potrebbe essere troppo tardi, non trovi? Un conto è lavorare per mantenere intatto quello che hai, cosa ben diversa è farlo per crescere, sono due strade diverse percorribili con la stessa automobile.
      Ma certe persone si accorgono del fuoco solo quando si scottano.
      Per quanto riguarda le 500 visite al giorno, qualcuna di queste dovrebbe iniziare a convertire, altrimenti dobbiamo correggere qualcosa, e mi ci metto anche io dentro perchè sono problemi che affrontiamo quotidianamente.
      Far comprendere ad un cliente che il web marketing non è solo la pubblicazione di un post sulla pagina Facebook è complicato, sopratutto se il budget disponibile è risicato, ma prima o poi dovranno capirlo e noi dovremo aiutarli in tal senso.
      Grazie ancora per il messaggio e se vogliamo confrontarci in modo più tecnico per scambiare pareri, opinioni e perchè no, case history sappi che per quanto mi riguarda sarò sempre disponibile, del resto la condivisione è la nostra arma vincente, l’ho scritto anche nel primo articolo di questo giovane blog.
      Se vuoi ti lascio la mia mail: mobile.landolfi@gmail.com.
      Buon weekend.

  2. D’accordo con te….la figura è giovane…e troppe persone credo di potersi improvvisare SMM…
    Ma non demordete…andate avanti
    Chi persiste vince!

  3. Un cordiale saluto a tutti e al Sig. Raffaele Landolfi,
    voglio complimentarmi con lei per l’ottimo articolo, più che mai veritiero e che contiene tutta una serie di problematiche tipicamente “Made in Italy” alla quale ormai molti di noi professionisti sono abituati a vedere.
    Come tecnico informatico da 17 anni posso affermare di averne viste di tutti i colori e chi è più esperto di me lo può confermare ancora di più ma aggiungo che purtroppo è una cosa tipicamente che contraddistingue gli italiani in Italia e all’estero, quindi molti dei nostri connazionali sono completamente a digiuno di tecnologia e purtroppo devo inoltre confermare che la maggioranza di essi la ritengono una perdita di tempo.
    Non hanno ancora compreso che siamo ormai nel 2016 e non siamo più negli anni 50 del secolo scorso che bastava vedere una semplice pubblicità in TV per proporre un prodotto e bastava solo quella per convincere lo spettatore per comprare il prodotto pubblicizzato.
    La rete ora offre tantissime possibilità ma si aggiunge inoltre che riguarda anche una questione di immagine, anche perché se non sei presente sul web a livello effettivo non esisti e questa è ormai diventata una regola.
    Stessa cosa avviene con i nostri connazionali all’estero, hanno la cultura negativa di tenersi stretto il portafogli e non hanno ancora capito che il denaro è uno strumento, quindi se non investono tempo e un pò di denaro per fare un buon marketing ci smenano sotto svariati aspetti.
    Per tacere perfino della loro gestione aziendale interna che ne soffre perché usano la loro stessa condotta in altri contesti e poi sono gli stessi che lamentano che le cose vanno male.
    È la loro stessa testaccia che deve cambiare o comunque devono un attimino evolversi ed ecco perché un marchio vecchio come il cucco (citato nell’articolo) non brillando d’innovazione non pò lamentarsi di nulla perché loro stessi sono la causa dei loro guai.
    Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

    • Buongiorno Valentino e grazie per la lettura ed il commento, purtroppo i pensieri che hai espresso sono, ahimè, la realtà che incontriamo tutti i giorni, però mi sono sempre chiesto una cosa: quanta di questa responsabilità è da imputare alla nostra mentalità retrograda e poco rispettosa nei confronti dei professionisti e quanto invece è da ricondurre a tutti quei nostri colleghi che con l’imperizia e la poca professionalità hanno messo nella condizione una già vacillante fiducia, di crollare completamente?
      Perchè questo dobbiamo chiedercelo, forse perchè dovremmo fare anche noi più spesso attenzione a chi svolge il nostro lavoro (o qualsiasi altro) con i piedi mettendo in condizioni i potenziali clienti di non credere più a determinate categorie professionali.
      Così, una semplice riflessione, e grazie ancora per aver visitato il mio blog, spero di riuscire ad attirare ancora il tuo interesse in futuro 🙂

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