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“Ti pago in visibilità”: la mia personale riflessione

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La settimana scorsa ero lì che spiegavo alla mia lavatrice Samsung quanto potesse essere inopportuno esplodere in un appartamento quando il suddetto apparecchio, con quella vocina angelica che solo un militante dell’Isis sa fare mi chiedeva un’opinione circa l’ultima esternazione del ministro Lorenzin riguardante il web marketing e la visibilità.

Devo ammettere che in quel momento mi ha lasciato un attimo spiazzato, in genere sono pronto a tutto ma discutere con un elettrodomestico per quanto avanzato possa essere non rientrava nel mio programma della giornata soprattutto senza avere idea dell’argomento.

Per cui sono andato ad informarmi per forza di cose ed ho scoperto finalmente l’arcano.

Fertility Day ed altri web-disastri

La ministra Lorenzin dopo averci deliziato con le sue bellissime ed efficaci campagne legate al #fertilityday ha finalmente quadrato il cerchio trovando la soluzione al problema comunicativo che l’ha afflitta nell’ultimo mese e mezzo:

“Cerco consigli dai creativi. Possibilmente gratis.”

Nel leggere questa frase ho avuto, come molti altri colleghi, un primo momento di stizza ma mentre preparavo i miei vaffanculo in confezioni da 50 non ho potuto fare a meno di riflettere su un dettaglio particolarmente importante: la “visibilità”.

Credo di poter sintetizzare questo concetto che spesso fa gridare allo scandalo nel seguente modo:

“La visibilità è il ritorno di immagine (e pubblicitario) che deriva dal prestare il proprio lavoro in modo gratuito”

Adesso, se fai attenzione alle parole, il concetto stesso di un “pagamento” che preveda una diversa moneta di scambio potrebbe essere commercialmente accettabile, ovviamente con le dovute accortezze e precisazioni.

Web Marketing e visibilità: “Si può fare”

Esistono diversi livelli professionali e non tutti partiamo dallo stesso, ragion per cui i più piccoli devono sgomitare per farsi notare in un mondo, quello del Web Marketing, da un lato sempre più concorrenziale e dall’altro comunque pronto ad accogliere quelle figure che possano regalare un valore aggiunto al proprio lavoro, anche soltanto con un punto di vista diverso.

Partecipare gratuitamente ad un evento, misurarsi per la prima volta in uno speech nel quale avere modo di essere visti, ascoltati, mettersi in mostra facendosi le ossa, far conoscere la propria visione dimostrando quella professionalità che altrimenti rimarrebbe chiusa nel famoso cassetto, sono le armi che hai a disposizione tu che in questo lavoro vuoi davvero crescere.

E non c’è nulla di male, anzi è un passaggio obbligato per la propria formazione, perché essere chiamati ad intervenire in un contesto simile è una soddisfazione professionale importante  ed arriva solo dopo che il famoso “culo a tarallo” te lo sei consumato imbastendo relazioni, esponendoti nei gruppi e nei momenti importanti di networking, facendoti notare agli addetti ai lavori.

Io non sono contro la visibilità come merce di scambio, pur maledicendola spesso, esattamente per queste ragioni perché ritengo che la gavetta, oggi, sia fin troppo sottovalutata da tante persone che, forti della loro laurea ma assolutamente privi di alcuna esperienza, vogliono pretendere di insegnare a chi di quella stessa esperienza si è nutrito per anni fino a diventare un professionista di riferimento.

Il posizionamento personale, questo sconosciuto

Ho parlato già in un’altra occasione di quanto un insieme di fattori possano determinare la percezione che gli altri hanno di noi, sia nel Web che nella vita reale ma questi elementi devono essere riconoscibili attraverso una serie di azioni che vanno portate avanti costantemente, anche se questo, sopratutto all’inizio,  vuol dire lavorare per la famosa visibilità.

“Perché se nessuno ti vede, nessuno ti affida un lavoro.”

E’ certamente una scelta difficile e delicata, vanno ponderati una serie di dettagli, dall’effettivo ritorno ai costi da sostenere, ma, prima di arrivare al punto che richiedano le tue competenze pagandoti,  devi far si che il mercato ti noti e se questo vuol dire, a volte, “lavorare gratis” ben venga.

Ministro Lorenzin questo non vuol dire che è giusto chiedere ai creativi di lavorare gratis  per lei, sarebbe bello prepararle una campagna di comunicazione talmente efficace da potergliela sbattere in faccia ma io e molti miei colleghi facciamo parte di quei professionisti che non amano essere presi per il culo da nessuno, né tantomeno da una figura pubblica che ha fatto cattivo uso dei nostri soldi avallando un lavoro di merda.

Se la faccia da sola, con i suoi soldi, io e la mia lavatrice esplosiva, in questo caso, siamo perfettamente d’accordo.

Visibilità non è mettersi una scopa in culo e ramazzare la stanza

Ci tengo a precisare un punto a proposito del quale non vorrei ci fossero fraintendimenti: intervenire in un evento gratuitamente oppure prestare servizi lavorativi senza un compenso prettamente economico vuol dire investire sulla propria figura professionale, significa essere disposti ad imparare (se riesci a farlo dai migliori ancora meglio) ed è utile all’inizio del tuo percorso e solo in quel momento: lo fai per te e per nessun altro.

Al contrario accettare offerte di lavoro offensive e finalizzate allo sfruttamento è completamente un altro discorso, è una trappola all’interno della quale devi provare a non cadere mai perché sono fin troppe le aziende che tendono a cercare questo tipo di figure “jolly” da sottopagare (spesso consapevolmente). A questo proposito ti consiglio di leggere un illuminante articolo di Simone Bennati: “Il circo degli annunci di lavoro: tra ignoranza e sfruttamento”.

E tu lavoreresti per la “visibilità” se questa significasse crescere professionalmente? Cosa ne pensi?

Raffaele Landolfi

Consulente informatico e di Web Marketing, Social Media Manager, scrivo tanto, anche sul mio Blog. Puoi trovarmi su Facebook, Twitter e LinkedIn ma non su Instagram.

10 Comments

  1. Prima di tutto auguri per la “nuova casa” del tuo blog !!

    Ora veniamo al tu post, l’argomento che hai affrontato è da prendere con le pinze perché (purtroppo) c’è una sottile linea che divide il “lavorare gratis per imparare e ottenere una visibilità che mi ripagherà in futuro” e passare per coglione ed essere sfruttato.

    Quello che hai scritto lo trovo corretto, come ad esempio partecipare ad uno speech che mi può portare visibilità, anche perché prima di battere cassa devi dimostrare quanto vali.

    Lo stesso discorso può essere riportato anche nel mondo del blog, inizi che non sei nessuno e quindi scrivi scrivi e poi qualcuno ti nota e magari ti propone di scrivere (gratis) per il suo blog. Lo fai (anzi ti consiglio di farlo) perché comunque ti può portare visibilità, una visibilità che ti potrebbe portare qualcosa in futuro.

    Però c’è sempre quella sottile line rossa che ti dicevo inizialmente.

    • Andrea quella “sottile linea rossa” di cui parli è esattamente quella che descrivo alla fine del post.
      Esiste una enorme differenza tra l’investire su se stessi e l’essere sfruttati, è inevitabile farsi il culo per crescere e dimostrare quanto vali ma questo nona autorizza nessuno ad approfittare del tuo lavoro (fermo restando che se glielo consenti una domandina dovrai pur fartela).

      La mia riflessione parte dalla voglia di crescere professionalmente investendo su se stessi, facendo gavetta, tutto il resto lo lascio fuori perché è oggettivamente sbagliato ed umiliante.

      • Si si Raffaele l’avevo capito, però io infatti volevo sottolineare proprio questa cosa…cioè il pericolo di mettere il piede nella parte sbagliata.

        Sono d’accordo con la tua riflessione anche perché, come ti ho scritto, prima di battere cassa devi mostrare quanto vali e per raggiungere livelli alti ti devi allenare tanto.

        • Quello che mi fa piacere è che molti addetti ai lavori siano d’accordo e non si pieghino a determinate dinamiche pur di provare a farsi un nome.

          Grazie per gli auguri di prima 🙂

  2. Anche io ti faccio le congratulazioni per il nuovo blog! Ti parlo riferendomi alla mia esperienza personale. All’inizio sono una persona sconosciuta, che solo grazie a un curriculum inviato a una delle peggiori web agency locali e GRAZIE AL BLOG, ha iniziato la sua prima esperienza. Ho evidenziato il blog, perché senza di esso avevo voglia di stare a casa a grattarmi. Solo il taaaanto tempo – che ancora trascorro – a stringere contatti e relazioni, solo la moooolta dedizione al blog mi hanno consentito di avere le mie seppur brevi collaborazioni – pagate e non. Questione di visibilità, indi deduciamo che la visibilità ci serve. Avere visibilità a titolo gratuito va bene ai primi tempi, poi devi inevitabilmente andare di strategia. C’è gratis e a gratis. C’è quella visibilità che ti aiuta a imparare qualcosa; c’è quella che genera nuovi contatti; c’è la “visibilità” di quelli che non vogliono spendere nemmeno un soldo per un blogpost scritto con tutti i crismi. Dalle prime due non fuggo, perché sono occasioni di crescita; dalle ultime ormai posso permettermi di fuggire a gambe elevate, porgendo i miei distinti “No”. Per quanto riguarda la Lorenzin, credo che questo sia il caso in cui l’istituzione doveva fare riferimenti a dei signori comunicatori e pagarli quanto si doveva, per un buon lavoro. Parlare di consulenza gratuita dopo aver buttato i soldi in campagne di merda, come hai giustamente detto, è troppo facile. A presto!

    • Fin troppo spesso noi che lavoriamo nel settore ironizziamo sul concetto stesso, ma il messaggio che vorrei passasse in questo caso è che la visibilità intesa come gavetta, arricchimento professionale ed investimento su se stessi è, non solo utile, ma necessaria. Sopratutto agli inizi.

      Di ultimi arrivati che si credono divinità solo per il pezzo di carta e di aziende che tendono a sfruttare il lavoro degli altri ne abbiamo piene le scatole, giusto? Ed allora facciamo una netta distinzione tra le due cose.

  3. Ciao Raffaele, interessante la tua riflessione. Scrivo come proprietario di un’agenzia di web marketing, non come un freelance, e quindi posso offrire un altro punto di vista. Posso dire che nessuno dovrebbe lavorare gratis. Chiaramente l’azienda che punta all’estero ma preferisce affidare la gestione del loro sito, social, newsletter ecc. al cugino non è interessante neanche per noi. Ma non abbiamo nessun problema a lavorare a un prezzo inferiore o addirittura gratis con aziende per noi interessanti, non per fare gavetta, ma in quanto investimento sul futuro.

    • Ciao Manuel, innanzitutto grazie per il commento, mi fa piacere che tu abbia trovato interessante il mio articolo.
      Per quanto concerne il tuo pensiero io sono perfettamente in linea con quanto dici, infatti nel post ho sottolineato quanto a volte può essere un investimento e come tale va preso in seria considerazione, quasi un obbligo quando sei all’inizio del tuo percorso lavorativo.
      Lungi da me il voler giustificare altre azioni, “il lavoro va pagato” e basta, non è pensabile sia eticamente che professionalmente prestare un servizio senza un’adeguato compenso.
      Il punto è che quando muovi i primi passi è gavetta, quando sei sul campo da tempo diventa un investimento, ma in ogni caso restano sempre scelte personali.

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