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Employee Advocacy e Local Marketing: si può fare (prima parte)

Per la miseria com’è strano tornare qui dopo tanto tempo, ho dovuto togliere le ragnatele, mettere a posto la staccionata, togliere la polvere dal divano ma devo ammettere che sono emozionato come Renato Pozzetto nella famosa scena de “La Patata Bollente” (quella con Edwige Fenech e la vasca da bagno per intenderci) e lo sono sopratutto perché questo sarà il primo di una serie di articoli nei quali tratterò un tema che mi è molto caro: l’Employee Advocacy.

Lo scorso anno avevo già affrontato il coinvolgimento operativo dei collaboratori all’interno di un progetto legato al Social Media Marketing (il post lo trovi qui) e successivamente ho lavorato sul campo strutturando alcune linee guida per ottimizzare e misurare quanto la corretta applicazione di una serie di regole abbia inciso sui risultati di alcune piccole imprese locali.

Employee Advocacy: di cosa parliamo esattamente?

Un “advocate” è una persona che supporta spontaneamente un brand attraverso i propri canali di comunicazione condividendo i post dell’azienda, stimolando le conversazioni e diventando, di fatto, un vero e proprio “Brand Ambassador”.

Ma cosa si intende nello specifico?

“Per Employee Advocacy si intende la possibilità di coinvolgere i collaboratori di un’azienda nella diffusione dei contenuti legati al brand.”

In pratica l’obiettivo è quello di divulgare, attraverso i profili social personali dei dipendenti, ciò che viene prodotto dall’azienda con l’unico obiettivo di amplificare la voce del brand.

Resta evidente che non può essere tutto qui, chi vorrebbe possedere una Ferrari per poi viaggiare a 50 km/h? Il coinvolgimento operativo dei collaboratori aziendali è esattamente questo: un mezzo, uno strumento, una Ferrari appunto che, se guidata nel modo giusto e con creatività, può portarci davvero lontano.

Perché diventa fondamentale (quando possibile) sviluppare una strategia di Employee advocacy ben strutturata? Perché i Social si basano sulle conversazioni e sulle relazione tra gli utenti.

Questo principio permette a tutti noi di creare un network all’interno del quale, parlando di un prodotto o di un servizio, potremmo essere in grado di influenzare (in positivo o in negativo) la scelta delle persone che fanno parte della nostra cerchia a seconda di quella che è stata la nostra esperienza.

L’Employee Advocacy è un apostrofo rosa tra le parole “L’acquisto”

E chi può raccontare, testimoniare e proporre un prodotto o un servizio meglio dei collaboratori aziendali che respirano il brand tutti i giorni? Perché non permettere loro di sentirsi parte di una community stimolandone la partecipazione attiva?

L’Employee Advocacy diventa un’opportunità per le piccole imprese

I brand fino ad oggi hanno sviluppato un approccio di tipo “cliente-centrico”, hanno promosso, quindi, una serie di azioni finalizzate all’acquisizione ed al mantenimento della base clienti (lead generation e customer satisfaction), investendo nel miglioramento dei propri servizi e rendendo chiaro il peso che questi ultimi occupano nel successo dell’azienda stessa

In quest’ottica i collaboratori hanno sempre avuto un ruolo marginale ma oggi, grazie ai social, il loro peso all’interno di una strategia di comunicazione inizia a farsi sentire.

Attenzione però, quando parlo di “coinvolgimento” non intendo la possibilità di chiedere al dipendente una condivisione saltuaria dei post aziendali sulla propria bacheca Facebook e neanche di elemosinare/imporre un “Mi Piace” sui contenuti aziendali  o, peggio ancora, creare elaborate marchette.

Una seria strategia di Employee Advocacy permette al collaboratore di sentirsi protagonista di un progetto diventandone parte attiva attraverso un ruolo ben definito che può riguardare la partecipazione in prima persona nella creazione dei contenuti aziendali.

Questo passaggio è fondamentale perché soltanto grazie ad un intervento diretto lo stimolo diventerà naturale e spontaneo.

“La naturalezza e la spontaneità di questi interventi saranno le leve che alimenteranno il passaparola positivo ed imparziale sulla base del quale il brand potrà rafforzarsi.”

Employee Advocacy come antidoto per il calo di copertura organica?

La direzione in cui sta andando Facebook ormai è chiara: la copertura organica sarà sempre più penalizzata per favorire gli investimenti in Ads, sopratutto dopo il crollo importante degli ottimi mesi.

Negli ultimi giorni tra l’altro si parla molto del test che l’azienda di Menlo Park ha avviato, un esperimento riguardante la possibilità di eliminare i contenuti gratuiti dal newsfeed.

Sono bastate poche parole per far scoppiare la psicosi circa prossime ed eventuali soluzioni da adottare per risolvere questo problema quando terminerà il periodo di prova e la modifica diventerà ufficiale.

Questo test, che è stato avviato solo in pochi paesi, nessuno è in grado di prevedere a cosa porterà ed ovviamente non esiste la certezza che diventerà operativo come temuto dagli operatori del settore.

Quello che però ho ben chiaro è che diventa ancora più importante creare contenuti di qualità per favorire la condivisione degli utenti sulle proprie bacheche e che in questo senso si  inserisce perfettamente l’ipotesi di lavorare scientificamente coinvolgendo i propri collaboratori nella strategia di Social Media Marketing aziendale.

A questo punto, però, è meglio chiarire un punto fondamentale: l’Employee Advocacy non è una bacchetta magica e non è neanche la soluzione a tutti i problemi ma è di certo un’opportunità (non sempre attuabile) che sarebbe bene proporre ad un’azienda lavorando sia on-line, in un contesto dominato dai Social e dalle loro regole, che off-line grazie alle possibilità, ad esempio, offerte da un punto vendita fisico.

Employee Advocacy: non finisce qui

La complessità e le potenzialità offerte da una seria politica di Employee Advocacy impongono un’analisi più articolata e, nelle prossime settimane, toccherò in modo molto approfondito i seguenti punti:

  • Come integrare il coinvolgimento operativo dei dipendenti all’interno di una strategia di Local Marketing
  • La formazione dei collaboratori aziendali e la definizione dei ruoli: da dipendenti a Brand Ambassador
  • Creazione dei contenuti: come organizzare un Piano Editoriale basato sull’Employee Advocacy
  • Creare e gestire un evento coinvolgendo i collaboratori aziendali
  • La misurazione dei risultati

Allora cosa fai? Continui a seguirmi magari esprimendo un tuo parere nei commenti oppure desisti?

 

 

Raffaele Landolfi

Consulente informatico e di Web Marketing, Social Media Manager, scrivo tanto, anche sul mio Blog. Puoi trovarmi su Facebook, Twitter e LinkedIn ma non su Instagram.

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